Il processo come arena di violenza: un'analisi critica dalla prospettiva di genere
DOI:
https://doi.org/10.58725/rivjr.v3i3.165Parole chiave:
violência de gênero, Lei Maria da Penha;, revitimização, justiça restaurativa, violência processualAbstract
La Legge n. 11.340/06 ha rappresentato una pietra miliare nella lotta contro la violenza di genere. Tuttavia, a quasi vent'anni dalla sua promulgazione, la realtà evidenzia la persistenza di forme di violenza che vanno oltre quelle previste dalla legge. Tra queste, spicca la violenza processuale, caratterizzata da comportamenti che compromettono la protezione integrale della donna, trasformando il processo in un'arena di costrizioni e la giustizia in uno strumento di rivittimizzazione. Questa violenza si manifesta attraverso l'abuso di meccanismi giuridici, come l'introduzione di azioni infondate, petizioni offensive, affermazioni false e la prolungata durata artificiale del contenzioso. Tali pratiche perpetuano il controllo, prolungano la sofferenza e sfiniscono la donna, inducendola a rinunciare ai propri diritti. Nonostante i progressi istituzionali, la tipizzazione di questa forma di violenza è ancora agli inizi. Pertanto, l'articolo si propone di analizzare come la violenza processuale di genere si strutturi nel sistema giudiziario e come l'inazione del potere giudiziario favorisca la rivittimizzazione. Lo studio, basato su una revisione bibliografica e legislativa, sostiene che il processo non può essere un vettore di amplificazione delle violenze e sottolinea la necessità di adottare un approccio proattivo, con la responsabilizzazione delle parti e degli avvocati, oltre all'adozione della Giustizia Riparativa come alternativa per superare le offese e promuovere la ricostruzione psicologica e morale della vittima.
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