Concetto di Crimine e Preoccupazione per la Stigmatizzazione negli Studi sulla Giustizia Riparativa
DOI:
https://doi.org/10.58725/rivjr.v3i2.123Abstract
L'articolo qui presentato cerca di valutare, attraverso uno studio bibliografico e il metodo deduttivo, l'uso e la necessità del termine crimine da parte di autori e sostenitori del modello di giustizia riparativa che resistono ad abbandonarlo. Parte dalla problematica relativa alla necessità di una distinzione teorica tra i conflitti di natura civile e quelli di natura penale, considerando che i principi della Giustizia Riparativa portano all'impossibilità di tracciare una chiara distinzione nella formazione della dinamica dei cerchi riparativi, in conseguenza della mera definizione legale del conflitto in esame, e alla necessità di superare le stigmatizzazioni intrinseche al modello penale retributivo. L'ipotesi in discussione è che la difesa del mantenimento di una giustizia penale autonoma e dell'uso del termine crimine possa derivare da una visione ontologica di quest'ultimo, in parte contraddittoria rispetto agli obiettivi propri della Giustizia Riparativa. Si conclude, dopo l'analisi degli argomenti esposti, che le critiche all'abbandono del termine crimine e della distinzione tra diritto penale e diritto civile si basano su problematiche di gran lunga inferiori rispetto a quelle prodotte dal mantenimento di un linguaggio e di una struttura stigmatizzante, che hanno il potenziale di rafforzare gli ostacoli iniziali dei cerchi riparativi e, di conseguenza, di compromettere il loro successo nella costruzione di una soluzione pacifica ai conflitti.
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