Limitazioni dei test tossicologici nella materialità del reato di stupro di vulnerabile
DOI:
https://doi.org/10.58725/rivjr.v3i1.112Parole chiave:
stupro di vulnerabile, legislazione penale, droghe facilitatrici di crimine, facilitatrici di abuso sessuale, esame tossicologicoAbstract
Data l'aumento dell'incidenza degli abusi sessuali commessi con l'uso di droghe facilitatrici di crimine (DFC) e il ruolo cruciale dell'esame tossicologico come prova tecnica nel processo giudiziario, questo studio è altamente rilevante sia per le aree giuridiche che mediche. L'obiettivo principale è valutare le possibili limitazioni dei test tossicologici nella perizia sessuologica per stabilire la materialità dello stupro di vulnerabili sotto l'influenza di sostanze psicoattive. È stata effettuata una revisione della letteratura narrativa e non sistematica di studi pubblicati negli ultimi 20 anni. La revisione ha incluso l'analisi di libri di medicina legale e articoli scientifici con un focus sui metodi tossicologici forensi applicati a questo tipo di crimine. Lo studio ha identificato sfide significative come la vasta gamma di sostanze utilizzate, la rapida metabolizzazione e il ritardo nella raccolta dei campioni, che possono portare a falsi negativi. Questo sottolinea la necessità di utilizzare metodi analitici più sensibili e protocolli standardizzati, e sottolinea che, sebbene i test tossicologici siano cruciali, la negatività non dovrebbe escludere la possibilità di trattarsi di questo tipo di reato. Sono necessari ancora più studi epidemiologici e la standardizzazione delle pratiche forensi, essenziali per migliorare la rilevazione e la punizione dei crimini legati alle DFC.
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